Nome: Borzani Lisa

Società: Amatori Atletica Chirignago

Residenza: Teolo (PD)

Anno: 1979

Data di nascita: 12.05.1979

Nazionalità: ITA

Chi è Lisa?

Lisa è una ultramaratoneta che nasce dalla strada e si innammora del trail correndo per i sentieri a contatto con la natura. Anzi alla prima esperienza trail ebbe una sorta di trauma: “Alla fine del mio primo tentativo di ultratrail di 50 km arrivai al traguardo 3 ore dopo il mio compagno e, quasi in lacrime per la troppa fatica provata, gli dissi: “Mai più! Asfalto per tutta la vita!… Poi l’anno successivo cominciai ad allenarmi per il Tor des Geants”.

Intervista.

D. Cosa significa per te essere ultramaratoneta?
R. “Nel senso stretto del termine significa percorrere distanze superiori ai classici 42 km, in senso più ampio amare correre su strada o per sentieri per un periodo di tempo abbastanza lungo da far entrare in gioco variabili diverse oltre a quelle della classica gara di corsa, variabili che riguardano l’ambiente esterno ma anche il proprio intimo modo di vivere la lunga distanza”.

D. Qual è stato il tuo percorso per diventare un’ultramaratoneta?
R. “Sono partita dalle gare su strada e dalla maratona corse per seguire le orme di mio padre, anche lui maratoneta. Poi con il tempo mi è venuta la voglia di provare una 50 km e poi il mitico Passatore di 100 km. Infine, grazie al mio compagno Paolo, amante della montagna, ho scoperto l’ultratrail”.

D. Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta?
R. “La voglia di pormi degli obiettivi, anche importanti come distanza o dislivello (nell’ultratrail), e cercare di lavorarci su per raggiungerli”.

D. Che significa per te partecipare ad una gara estrema?
R. “Significa mettermi in gioco, provare a raggiungere l’obiettivo prefissato, iniziare un’avventura programmata e preparata”.

D. Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare?
R. “Si, credo di sì. Al Tor des Geants, quest’anno sono arrivata al limite non tanto dal punto di vista della gestione della fatica bensì da quello della gestione del sonno. Le prime tre notti di gara ho gestito la carenza di sonno con dei microsonni ma l’ultima notte (la quarta) è stata dura e credo di essere arrivata proprio al limite delle mie possibilità in tal senso”.

D. Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile?
R. “Il Tor des Geants… ma è stata anche l’esperienza più bella che abbia mai sperimentato!”.

D. Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta?
R. “Che a volte (non sempre purtroppo!) io (come chiunque altro) posso trovare dentro me delle risorse fisiche e mentali che non immaginavo lontanamente di possedere”.

D. Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici?
R. “La curiosità e la voglia di vedere se ce la posso fare, sempre con la consapevolezza che non sono un super eroe e che posso fallire perché fa parte del gioco”.

 

D. Cosa pensano i tuoi familiari ed amici della tua partecipazione a gare estreme?
R. “Paolo, il mio compagno, condivide tutto con me: allenamento, gare, preparazione… e questo oltre ad essere stupendo è anche una bellissima fonte di forza. Mia mamma dice il rosario tutte le sere affinchè il Signore mi convinca a smettere perché teme che io, abbastanza minuta, possa consumarmi del tutto! Mio papà però è mio segreto complice! I miei amici che praticano anche loro le ultra mi capiscono benissimo. Gli altri un pò meno ma mi supportano ed incoraggiano lo stesso”.

D. Come è cambiata la tua vita familiare, lavorativa?
R. “Devo cercare di incastrare tutto: lavoro, famiglia e sport, richiedendo le ultra molte ore da dedicare all’allenamento. Ho però la fortuna di condividere questa passione con il mio compagno, e tutto risulta più facile”.

D. Hai un sogno nel cassetto?
R. “Sì… ma non si dice, sennò non si avvera!”.